La valle del Fiume Mingardo

Il Mingardo è un fiume della provincia di Salerno che nasce dal monte Cervati (in alcuni testi è indicata come sorgente il monte Pruno) e sfocia nel mar Tirreno nei pressi di Capo Palinuro. La lunghezza complessiva è di circa 38 km.

Foto (all.dx): 42.jpg (dida: Valle del Fiume Mingardo, con il ponte ferroviario in mattoni (Foto anni 60))

I paesi che si affacciano sulla valle del Mingardo, in ordine dalla sorgente, sono: RofranoMontano AntiliaLauritoAlfanoCelle di Bulgheria e la sua frazione Poderia, San Severino (frazione di Centola).

Foto (all.sx): HPIM06661.jpg (dida: Gola della Tragara vista dal Borgo Medioevale)

La Commissione europea ha riconosciuto al fiume Mingardo ed all’omonima valle la qualifica di Sito di Importanza Comunitaria(codice SIC IT8050013). Il sito ha complessivamente una estensione di 16,38 km².[   1]

Foto (all.sx): IMGP2215.jpg (dida: Valle del fiume Mingardo vista dall’ alto)

 

Il corso del fiume

Il Mingardo nasce col nome di fiume Faraone dal gruppo sorgivo Fistole del Faraone sul monte Cervati, che ha una portata media complessiva di circa 580 – 600 lt/s (di cui circa 180 lt/s vengono captate con un bottino di presa).[2]

Foto (all.sx): HPIM0878.jpg (dida: Visione della Gola della Tragara dal percorso di trekking)

La portata del Faraone viene ingrossata dalle acque scendenti dal monte Faiatella e dal monte Pietra Alta e dal torrente Fossa di Pruno, che nasce dal monte Pruno e che taluni indicano erroneamente come il primo tratto del fiume Mingardo.

Congiungendosi nei pressi di Rofrano con il torrente Trave, il fiume Faraone assume definitivamente il nome di Mingardo.

Altri affluenti del Mingardo sono il torrente Utria, che confluisce nei pressi di Laurito, ed il torrente Serrapotamo, che confluisce da destra nei pressi di San Severino.

Foto (all.dx): HPIM0872.jpg (dida: Ponte sul fiume Mingardo con parte della gola della Tragara)

Il terreno su cui scorre l’alto corso del fiume è caratterizzato da fenomeni carsici, che hanno portato alla formazione di imponenti ed oscure forre, tra cui sono note agli escursionisti la Forra dell’Emmisi, scavata dal fiume alle porte di Rofrano, e la Gola del Diavolo, su cui si affaccia il borgo medioevale di San Severino.

Il corso del fiume taglia letteralmente il Monte Bulgheria, un grande massiccio calcareo che si estende dalla costa sino alle diramazioni dei rilievi appenninici interni. L’unità morfo-strutturale del massiccio ha comportato lo sviluppo di fenomeni carsici, che lungo il corso del Mingardo hanno portato alla formazione di imponenti forre. Tra esse sono note:

  • la Forra dell’Emmisi, gola scavata dal fiume alle porte di Rofrano;
  • la Gola del Diavolo, profonda ed oscura forra su cui si affaccia il borgo medioevale di San Severino;
  • la Gola della Tragara, detta anche Valle dell’Inferno, una larga gola a forma di V, profonda all’altezza di Celle di Bulgheria circa 700 metri, che prosegue sino quasi alla foce del fiume.

Foto (all.sx): IMGP2222.jpg (dida: Corso del fiume Mingardo lato Camerota)

Dalla foce del Mingardo sino a località Torre Ferone nei pressi di Marina di Camerota, si estende la pineta di S. Iconio, un lembo di pineta naturale a pino d’Aleppo, alberi da cui anticamente monaci e contadini estraevano la resina per ricavarne incenso e pece. Il bosco si staglia fra rupi ricoperte di euforbie e ravvivate da fioriture di finocchio di mare e dell’endemica primula di Palinuro.

 

Vie di comunicazione

Il fondo valle del Mingardo è percorso dalla SS 562d, detta Mingardina, che da poco prima di San Severino scende sino alla strada statale panoramica SS 562 PalinuroMarina di Camerota.

Foto (all.dx): fiume-san-severino2.jpg (dida: Gola della Tragara vista dal Ponte)

Nel punto in cui la panoramica attraversa il Mingardo, a meno di 1 km dalla foce del fiume, inizia il sentiero di S. Iconio, un antico sentiero che attraversa l’omonima pineta e che arriva al cenobio di S. Iconio, fondato dai monaci basiliani, che agli inizi del VIII secolo furono scacciati dall’Epiro dalla furia delle lotte iconoclaste e trovarono rifugio in Cilento accolti dai Longobardi. A seguito della costruzione della statale, l’accesso attuale al sentiero è stato spostato rispetto all’originale ed oggi risulta molto ripido e per il contenimento della terra sistemato con assi di legno e pali conficcati nel terreno. Nei punti di maggiore pendenza del sentiero sono realizzati degli scalini rustici utilizzando la pietra rinvenuta in loco [3])].

Foto (all.sx): HPIM0881.jpg (dida: Valle del fiume Mingardo visto dall’ alto)

Da Celle di Bulgheria la valle del Mingardo è percorsa anche da una seconda via, la Tragara (il termine “tragara” è la denominazione locale dei grandi massi che occasionalmente si staccano dal monte e rotolano giù dalla valle[4]), un antico sentiero, noto anche come Via del Sale, utilizzato dai briganti ed oggi frequentato da molti appassionati di trekking, percorso oggetto anche della manifestazione ferrovie dimenticate.

Episodi Storici e Curiosità

  • La Valle del Mingardo è storicamente stata la via preferenziale per l’accesso all’entroterra del Cilento. In particolare, passarono da questa valle i soldati Bulgari, giunti una prima volta nel Cilento nel 553 a seguito del generale longobardo Narsete impegnato nella guerra gotica; nel 667, capeggiati dal condottiero Alcek, si stabilirono nel Ducato di Benevento al servizio del re longobardo Grimoaldo; infine, intorno al VIII-IX secolo, si spostarono nella zona del Monte Bulgheria (che dai Bulgari prende il nome) e, con gli abitanti locali, diedero vita ai borghi di Acquavena (frazione di Roccagloriosa) e Celle di Bulgheria.
  • Sui dirupi della Gola del Diavolo nel 1075 venne ucciso in una imboscata il longobardo Guido, Conte di Policastro, descritto da Amato di Montecassino come “molt bel et molt vaillant en fait d’armes”. L’imboscata ha origine dalla lite avuta dal Guido con Guimondo de Moulins, al quale era stato assegnato il territorio confinante con la contea di Policastro. La lite fu causata dagli sconfinamenti da parte di Guimondo nel territorio di Guido, per impadronirsi del colle di San Severino, territorio amministrato dal fratello di Guido. La lite si concluse con l’accordo tra i due che sulla controversia dovesse dare un giudizio il principe di Capua. Per cui Guido si mise in viaggio per recarsi a Capua, ma Guimondo gli tese la fatale imboscata.

Ad alcuni metri   dalla foce del fiume si erge una struttura calcarea modellata dagli elementi, che dà il nome alla spiaggia dell’Arco Naturale, una spiaggetta di pietrisco molto frequentata dai turisti. Questa spiaggetta nel 1963 fu scelta dalla casa cinematografica Universal Studios per le riprese del colossal Gli Argonauti (titolo originale Jason and the Argonauts), diretto dal regista Don Chaffey, si tratta di un film all’avanguardia per quanto riguarda gli effetti speciali, curati da Ray Harryhausen. Nella primavera del 2010 sono state girate nella gola della “Tragara” alcune scene del film di tema risorgimentale “Noi Credevamo“.